I file MP3
Fino a prima dell'avvento di MP3, il settore audio non presentava certo un'ampia scelta in termini di formati di (effettiva) compressione; la differenza fra le singole alternative consisteva più in sfumature implementative anziché in radicali filosofie di compattazione. Lo standard in questione è riuscito ad abbinare, per la prima volta, un'elevata qualità sonora ad una ridotta occupazione di memoria da parte del media , consentendo un ampliamento dei possibili usi che se ne possono fare. Il merito di MPEG-2 Layer 3 risiede, perciò, nella capacità di aver abbinato caratteristiche di qualità del suono ad aspetti pratici legati alla memorizzazione ed alla trasmissione via rete del media . In sintesi, si può dire che MP3 ha permesso di aumentare la qualità “complessiva” degli archivi audio. I fondamenti scientifici introdotti da MPEG-2 nel campo audio sono universalmente noti e validi, tanto che in seguito sono stati ripresi da moltissime applicazioni: la compressione impiegata è di tipo ibrido, essendo orientata sia all'importanza, sia alla frequenza. Sostanzialmente è il medesimo principio che sta alla base dei più recenti standard, JPEG 2000 compreso. MPEG-4 ha portato a delle ottimizzazioni ancora più spinte nel settore dei media sonori, però il clamore suscitato dalla versione precedente è stato tale da farle passare in secondo piano.
I file MPG
Il Moving Picture Experts Group è certamente stato il gruppo di lavoro
più produttivo nel settore dei filmati multimediali audiovisivi; esso
è autore di ben cinque prodotti:
· standard MPEG-1, prodotto nel 1988 e divenuto internazionale nel 1992;
· standard MPEG-2, avviato nel 1990, diventato internazionale nel 1994;
· standard MPEG-4, iniziato nel 1994, promosso a livello internazionale
nel 1998 come
versione 1, nel 1999 come versione 2;
· standard MPEG-7, incominciato nell’ottobre 1996
I file WAVE
Il Waveform Audio File Format, noto anche come “WAVE”, rappresenta
un caso particolare del formato RIFF, concepito dalla Microsoft Corporation
per memorizzare dati multimediali in generale, corredati di descrizione del
contenuto che portano con sé. Il formato RIFF delinea una molteplicità
di oggetti multimediali, fra i quali viene considerato, in questa sede, il solo
formato insito nei file “.wav. Come prima cosa è lampante notare
che questo standard ha origini commerciali,
dunque i motivi che hanno spinto alla sua creazione sono tutt’altro che
filosofici o prettamente pratici, come nel caso di PNG, JPEG e MPEG. In questi
anni la Microsoft è stata al centro di numerose critiche, legate soprattutto
alla posizione predominante che riveste nel mondo informatico: dalla “Guerra
dei browser MSInternet Explorer vs Netscape Navigator”, alla diatriba
“JavaScript di Netscape contro Jscript della Microsoft”, dove all’atto
pratico sembra che la sola differenza consista nella distanza di edit che separa
i nomi dei due linguaggi. Il fatto di avere origini commerciali rappresenta
un pregio oppure un difetto a seconda del proprietario stesso dello standard,
il quale è incaricato di effettuare le scelte di correzione, mantenimento
ed evoluzione cui vincolare il proprio prodotto, dove ciascuna di esse può
essere più o meno azzeccata dal punto di vista degli utilizzatori finali,
nonché dei programmatori. Di sicuro, i file WAVE hanno l’indiscusso
quanto unico privilegio di essere allegati ai sistemi operativi della casa di
Redmond. Windows 95, 98, ME e NT portano con sé alcune centinaia di questi
file al termine della sola installazione. Nato fra la fine degli anni Ottanta
e l’inizio degli anni Novanta, lo standard WAVE prevede che gli archivi
su disco siano costituiti da una successione di record logici, denominati “chunk”.
Ciascun record è composto da un ottetto di byte che descrive il chunk
stesso, dopodiché seguono ulteriori dati. Gli otto byte iniziali sono
equamente ripartiti su due campi numerici: il primo rappresenta la tipologia
del record logico, il secondo contiene la lunghezza (intesa come numero di byte)
dei dati che seguono e che fanno parte del chunk stesso. Questo fa sì
che ciascun record sia auto-esplicativo, portando con sé la descrizione
dei dati, oltre che i dati stessi, naturalmente. Ovviamente la Microsoft ha
standardizzato i tipi di chunk ammissibili, dopodiché, col passare del
tempo, sono state apportate correzioni ed aggiunte alla lista originaria. Certamente
la struttura a record logici auto-descrittivi rappresenta un punto di forza,
poiché consente un’espansibilità pressoché illimitata,
permettendo di introdurre, in futuro, chunk legati ad utilizzi che non si possono
prevedere allo stato attuale delle cose.
I file JPEG
Lo standard creato dal Joint Photographic Experts Group è sicuramente
quello più diffuso nell’archiviazione delle immagini, al punto
che Internet è letteralmente invasa da questa tipologia di descrizione
visiva, impiegata peraltro in moltissimi dispositivi hardware orientati alla
grafica: telecamere digitali, macchine fotografiche digitali, ecc. Col trascorrere
del tempo, il gruppo di lavoro si è evoluto, aggiornando il proprio prodotto
per ottenere prestazioni sempre migliori, grazie anche alla crescente capacità
d’elaborazione degli attuali calcolatori elettronici. In sintesi, la storia
del formato JPEG può essere riassunta nei tre passi seguenti:
1. standard JPEG, divenuto tale a livello internazionale nel 1992;
2. standard JPEG-LS, dove “LS” sta per “lossless”;
3. standard JPEG 2000.
Siccome la presente relazione vuole documentare lo stato “più attuale”
delle cose, i primi due stadi vengono omessi, in quanto trattati durante lo
svolgimento del corso di “Sistemi Informativi II”. La sigla “JPEG
2000” indica l’attività svolta dal Joint Photographic Experts
Group mirata all’evoluzione del formato grafico in sé, senza rimpiazzare
completamente quanto realizzato in passato, bensì corredandolo con nuove
aggiunte.
I file AVI
AVI è l’acronimo di “Audio Video Interleaved”, un formato ideato dalla Microsoft Corporation come specializzazione del RIFF; AVI è una sorta di “fratello” della descrizione audio WAVE, con la quale condivide le caratteristiche concettuali e strutturali. In linea di principio, i file conformi a questo standard contengono molteplici stream eterogenei di dati multimediali. La maggior parte di essi racchiudono sia tracce audio che tracce video, ma alcuni costituiscono una parziale eccezione, inglobando solamente il flusso video. Senza entrare nel merito dei singoli chunk, la struttura interna di un file memorizzato secondo AVI ricopia quella già illustrata nel caso dei WAVE. A livello concettuale, dunque, non c’è nessuna novità tecnica da rilevare. L’oggetto in esame costituisce una sorta di “rivisitazione” delle soluzioni alternative già presenti sul mercato, fondendole tutte assieme all’interno di un unico wrapper esterno, capace di celare quest’eterogeneità di media in quanto a formato di memorizzazione. Se di standard si può parlare, allora AVI merita sicuramente di esser catalogato come “standard de facto”, avendo guadagnato il titolo sul campo grazie alla diffusione assistita dalla casa produttrice.
I file MOV
I file con estensione “.mov” sono discretamente diffusi sul web,
consentendo di visualizzare stream video dotati di audio.
QuickTime è un applicativo molto noto, soprattutto in ambito Apple Macintosh,
per creare e riprodurre filmati audio e video in movimento. Un motivo che ne
ha facilitato la diffusione è la libera disponibilità del player
dedicato, realizzato come modulo software autonomo all’interno del sistema
applicativo QuickTime, per l’appunto. Tale componente è disponibile
per le piattaforme domestiche più diffuse, vale a dire Macintosh e Windows.
Per fare un’analogia con il mondo Microsoft, basti sapere che QuickTime
è allegato come componente del più recente sistema operativo di
casa Apple, dichiarando così come sia
difficile scindere l’applicativo dalla piattaforma che lo ospita. La specifica
di questo formato è stata resa pubblica nel maggio 1996, consentendo
ai programmatori una facile interpretazione e manipolazione del contenuto multimediale.
Prima di tale avvenimento queste conoscenze erano ritenute proprietà
esclusiva della casa produttrice, l’Apple appunto, perseverando secondo
la tanto ostinata quanto autodistruttiva filosofia che ha portato l’universo
dei “Mac” a chiudersi rispetto al mondo esterno. Solo negli ultimi
anni si è assistito ad una rinascita di quest’architettura, grazie
ad un allargamento degli orizzonti di pensiero, talmente significativo da indurre
anche il mondo dell’Open Source ad interessarsi ai Macintosh (vedi Linux
su Mac).