Il campionamento
Il campionamento di un segnale viene
effettuato da un circuito specifico che viene detto circuito campionatore:
Il primo passo per trasformare un segnale
analogico in digitale è campionarlo, ossia leggerne i valori ad intervalli
costanti e trasformarli in una rappresentazione numerica.
La frequenza a cui si leggono i valori è detta frequenza di campionamento,
mentre l'operazione di trasformare i valori letti in numeri è detta quantizzazione.
Questa operazione porta all'introduzione di errori, in quanto la trasformazione
in digitale è una rappresentazione del segnale originale, derivata da
un modello matematico.
Questi errori, proprio perché derivati dall'uso di un modello matematico
hanno la caratteristica di poter essere definiti e conosciuti a priori, ed il
modello stesso fornisce anche l'entità e le caratteristiche di questi
errori.
Uno degli errori introdotti è l'errore di quantizzazione, causato sia
dal fatto che la rappresentazione numerica ha una risoluzione limitata, sia
dal tempo che intercorre due successivi campioni, durante i quali il segnale
reale cambia, mentre la rappresentazione rimane sull'ultimo valore letto.
Inoltre se la frequenza di campionamento non è stabile si ha l'introduzione
del jitter, ossia un errore simile negli effetti all'errore di quantizzazione,
ma con origine differente.
Frequenza di campionamento
e risoluzione
Sia la frequenza di campionamento che la risoluzione in bit influenzano nel
bene e nel male la resa di un segnale campionato.
Ma, mentre l'errore introdotto dalla quantizzazione nel tempo (ossia la frequenza
di campionamento) viene recuperato dal teorema di Nyquist scegliendo la frequenza
di campionamento appropriata, per l'errore di quantizzazione le cose sono molto
più complicate.
Semplificando, supponendo di non avere
l'errore di quantizzazione, per una serie di punti, ricavati utilizzando come
coordinate tempo e ampiezza, passa una sola sinusoide, esattamente identica
a quella di partenza, indipendentemente dalla frequenza di campionamento usata,
purché sia rispettato il teorema di Nyquist, come si può notare
dai due grafici superiori.
Con l'errore di quantizzazione in ampiezza invece, le cose si fanno critiche
in quanto come si può notare nel grafico in basso a destra, la sinusoide
che passa per i punti in blu è diversa da quella di partenza, e questo
si traduce nella realtà alla introduzione di armoniche, ossia distorsione.
I grafici mostrano che se si deve scegliere, è meglio optare per una
maggiore risoluzione per evitare l'errore di quantizzazione, piuttosto che una
maggiore frequenza di campionamento.
Frequenze immagine
A seguito del campionamento il segnale risultante presenta delle caratteristiche
indesiderate, a parte i già visti errori di quantizzazione.
Una di queste è la presenza di frequenze spurie generate da quantizzazione
e frequenza di campionamento.
Queste frequenze, dette frequenze immagine, sono generate come somma e differenza
tra la frequenza di campionamento e lo spettro del segnale campionato.
Se la frequenza di campionamento è scelta correttamente, le frequenze
immagine sono distanti dallo spettro del segnale campionato, e comunque devono
essere eliminate al momento della ricostruzione del segnale analogico, altrimenti
vengono percepite come rumore di fondo all'ascolto.
Queste frequenze in realtà sono un artefatto del campionamento, in quanto
non esistono realmente nel segnale, ma gli effetti sono assolutamente indistinguibili
da un segnale reale.
Per cui all'uscita del processo di conversione da digitale ad analogico vi sarà
sempre un filtro antiimmagine.
Questo è anche il motivo per cui vengono adottate tecniche come il sovracampionamento
o la conversione ad un bit (funzionalmente identica al sovracampionamento) ad
esempio nei riproduttori di CD audio in commercio.
Aliasing
É importante soffermarsi su un punto del teorema di Nyquist: la limitazione
in frequenza dello spettro del segnale da campionare.
Se il segnale non è limitato in frequenza si ha la collisione tra la
parte alta del segnale analogico originale e la parte bassa delle frequenze
immagine, generando quello che viene chiamato aliasing.
All'ascolto l'aliasing risulta come
un vero e proprio disturbo che si presenta ogni volta che il segnale campionato
e le sue frequenze immagine collidono.
Questo tipo di distorsione è distruttivo del segnale e non può
essere eliminato in nessun modo, in quanto viene modificato il segnale campionato
con frequenze spurie che non è possibile isolare o eliminare, proprio
perché non sono distinguibili a posteriori dal segnale originale campionato.
Filtro antialiasing
Questo disturbo può essere eliminato solo in modo preventivo, scegliendo
accuratamente la frequenza di campionamento e limitando con un filtro la banda
del segnale analogico da convertire.
Questo filtro è detto filtro antialiasing, ed ha il compito di eliminare
tutte le frequenze dalla frequenza di Nyquist in poi dallo spettro del segnale
originale.
Fondamentalmente è un filtro passa basso, con caratteristiche molto particolari,
avendo risposta piatta fin quasi alla frequenza di Nyquist, senza distorsione
di fase, e con attenuazione elevatissima alla frequenza di Nyquist.
Nel caso dei CD audio il filtro deve
avere risposta piatta fino a 20kHz e poi nei 2kHz che mancano alla frequenza
di Nyquist (44.100Hz/2 = 22.050Hz) deve arrivare ad attenuare di almeno 60-80dB,
che in termini tecnici significa realizzare un filtro con pendenza di 600-800dB
per ottava.
Detto filtro, che può essere soltanto analogico, è fondamentale
per la qualità del processo di conversione ed è molto difficile
da realizzare.
Nel grafico viene schematizzato il
risultato del filtro antialiasing, che eliminando la parte eccedente dello spettro
del segnale analogico permette la sua acquisizione al riparo dai dannosi effetti
dell'aliasing.
É importante notare che nella valutazione di un apparato di conversione
da analogico a digitale deve essere attentamente valutato il filtro antialiasing
e le sue caratteristiche, come ad esempio frequenza di taglio, attenuazione
alla frequenza di Nyquist, distorsione di fase, ecc. in quanto due apparati
identici come prestazioni nella parte digitale, rendono in maniera udibilmente
differente il suono campionato a causa proprio del filtro antialiasing.